Tivoli: Villa d’Este e Villa Adriana

di Lisa Beltrame

Quando si pensa a Tivoli, la famosa Tibur Superbum citata da Virgilio nel VII libro dell’Eneide,  ci si immagina una città ricca di storia, arte e archeologia.
Non tutti però conoscono bene gli splendidi scenari che il territorio offre. Dalle Terme di Acque Albule, a Villa d’Este e Villa Adriana.

La Villa Adriana rappresenta uno dei siti archeologici meglio tenuti e visitati in Italia, una testimonianza archeologica della grandezza dell’antico Impero Romano. Fu costruita tra il 118 ed il 138 d.C., per volere dell’Imperatore Adriano, ai piedi dei monti Tiburtini, sul luogo dove una villa repubblicana era stata portata in dote ad Adriano dalla moglie Vibia Sabina. Terme, templi, palazzi, teatri, caserme, giardini e fontane abitavano la Villa, che si estendeva per ben 120 ettari, rendendola la più grande villa mai appartenuta ad un imperatore romano.

Adriano, uomo di grande cultura e notevolmente attratto dalle belle arti, realizzò questo capolavoro con lo scopo di riprodurre le provincie conquistate dall’Impero Romano, con i siti e i monumenti che più lo avevano colpito durante i suoi numerosi viaggi. Per questo si può notare un’eccezionale combinazione di elementi architettonici d’Egitto, Grecia e Roma. Oggi però, solo circa 80 ettari sono visitabili, ma sono ben sufficienti per donare un’atmosfera magica alla Villa, che conserva ancora un fascino antico.

Gli elementi principali della Villa sono i due edifici termali, chiamati Grandi e Piccole Terme per le loro differenti dimensioni. Le prime, composte da modesti pavimenti in mosaico bianco e nero, prive di rivestimento marmoreo, erano destinate al personale addetto alla Villa, mentre le seconde, sfarzose e raffinate, erano riservate alla famiglia imperiale e agli ospiti speciali dell’Imperatore. I due edifici erano collegati da un corridoio sotterraneo che permetteva l’accesso ai forni (praefurnia) che riscaldavano l’acqua e i vapori utilizzati in quegli ambienti.

Tutte le terme romane erano accomunate da delle caratteristiche invariabili, ossia la presenza in ognuna di queste del Frigidarium (bagni in acqua fredda), il Calidarium (bagni in acqua calda e bagni di vapore), il Tepidarium (bagni in acqua tiepida), e la sudatio (ambiente destinato ai bagni di sudore). Le Grandi Terme sono uno degli edifici più notevoli per dimensioni e meglio conservati dell’intera villa.

Inizialmente, le terme venivano costruite in prossimità delle sorgenti naturali di acque calde o curative, per sfruttarle più facilmente, mentre nell’età imperiale, iniziarono a diffondersi all’interno delle città. Oltre ad essere assai imponenti e notevoli dal punto di vista architettonico, le terme avevano fini sociali poiché si trattava di un servizio pubblico e rappresentavano uno dei luoghi di ritrovo principali. Erano impianti igienico-sanitari utilizzati come strumenti terapeutici e diventarono così importanti perché entrarono a far parte degli usi e costumi del popolo romano. In origine si trattava di un luogo di socializzazione dove ricchi e poveri si recavano per godere degli effetti benefici delle acque termali; con il tempo si differenziarono anche per la classe sociale: esistevano le terme più sfarzose per la classe elitaria e degli impianti termali più semplici per il popolo.

I Romani riuscirono dunque a sviluppare delle tecniche sempre più evolute di riscaldamento delle acque, rendendo questi edifici i precursori delle terme odierne.

Un altro tesoro della Tibur antica è la Villa d’Este, simbolo del Rinascimento italiano e una delle più belle opere di arte architettonica del Cinquecento. A partire dal 1550, su disposizione del cardinale Ippolito II d’Este, il pittore-archeologo-architetto Pirro Ligorio ideò il programma architettonico e iconologico della Villa, mentre l’architetto di corte Alberto Galvani realizzò il progetto, dove un numero impressionante di artisti e artigiani vi lavorarono per ben 20 anni.

Da quando fu costruita ad oggi, furono molteplici gli interventi per il restauro della Villa. Negli anni 1660-70 intervenne anche Gian Lorenzo Bernini, uno dei massimi esponenti dell’arte barocca, che costruì la poetica Fontana del Bicchierone e una Cascata sotto la Fontana dell’Organo. Dopo quasi due secoli di abbandono e degrado, intorno al 1930 la Cascata venne restaurata e trasformata nella scenografica Fontana di Nettuno, un tripudio di spruzzi e giochi d’acqua, che è oggi uno dei luoghi più fotografati da cittadini e turisti.

Si tratta di 35.000 mq comprensivi di giardini, 50 fontane, 255 cascate, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 100 vasche, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, più di 45.000 piante, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe. Insomma, uno spettacolo da non perdere.

Le sue incantevoli fontane e i molteplici giochi d’acqua che la caratterizzano, sono alimentati dall’acqua dei canali adduttori del fiume Aniene, che attraversa la città. Circa 300 litri al secondo sopraggiungono alle fontane della Villa, grazie a delle condutture idrauliche che convogliano l’acqua in una galleria sotterranea lunga 600 metri che porta alle Fontane, in modo naturale senza ricorrere a congegni meccanici.

Queste due ville sono la dimostrazione che i Romani erano un popolo davvero ingegnoso per aver realizzato le prime straordinarie opere d’ingegneria delle acque, tra acquedotti, terme, fontane e cloache. Facevano un immenso consumo di acqua: oltre che per gli usi domestici e i bagni pubblici e privati, l’acqua veniva utilizzata per i laghi artificiali nei giardini, per abbeverare gli animali domestici e non, e per mantenere le piazze e le strade pulite.

A questo punto non resta che scoprire in prima persona queste due fantastiche Ville, che nel 1999, sono state inserite dall’UNESCO nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità.

2019-06-03T11:05:47+02:00
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